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KANT
ESTETICA TRASCENDENTALE
Ha per oggetto
l’analisi degli elementi puri a priori
della nostra conoscenza sensibile. Gli
elementi puri a priori della conoscenza
sensibile sono lo spazio e il tempo che
sono intuizioni pure cioè non dipendono
dall’esperienza né sono indipendenti ma
non la precedono, sono le condizioni della
nostra esperienza. Per Kant non esiste per
noi un oggetto che non sia nello spazio
così come non esiste una nostra attività
interna che non sia in una successione
temporale. Lo spazio è la condizione
dell’esperienza esterna, il tempo è la
condizione dell’esperienza interna. Ma
siccome ogni esperienza esterna è anche
una nostra esperienza interna il tempo è
la condizione fondamentale della
conoscenza. Per farci capire cosa intende
per intuizione pura Kant opera una serie
di distinzioni rispetto a quanto era stato
affermato precedentemente a lui:
1.spazio e tempo non sono qualità delle
cose perché dipendono da noi, sono il
nostro modo di conoscere.
2.non sono entità oggettive
3.non sono concetti empirici
4.non sono concetti discorsivi cioè
elaborazioni della mente
Spazio e tempo sono il modo in cui le cose
ci appaiono.
Sullo spazio si fondano l’oggettività e
l’universalità della geometria, perché lo
spazio è la condizione formale di tutti
gli enti geometrici.
Sul tempo si fonda l’oggettività e
l’universalità della matematica, sulla
successione temporale si fonda il numero.
Nelle filosofie precedenti matematica e
geometria erano verità certe e universali;
secondo Kant le proposizioni della
matematica e della geometria sono giudizi
sintetici a priori: sono accrescitivi
della conoscenza e valgono a priori perché
si fondano sulle intuizioni pure di spazio
e tempo, non sono proposizioni analitiche
come era stato detto ma è una proposizione
sintetica, perché se faccio 7+5=12 nel 12
non è contenuto necessariamente il 7+5
quindi questo implica una sintesi, implica
un accrescimento della conoscenza e se nel
7+5=12 non è così chiara la cosa basta che
noi sommiamo due numeri molto grandi, il
risultato non sarà così intuitivo, questo
implica che noi abbiamo dovuto operare una
sintesi accrescitiva della nostra
conoscenza.
Nella conoscenza sensibile noi siamo
ricettivi passivi, ma nella conoscenza
intellettuale il nostro intelletto è
attivo e spontaneo ma mai creativo o
intuitivo perché tale può essere solo un
ipotetico intelletto divino.
Essere attivo e spontaneo per l’intelletto
umano vuol dire essere discorsivo, cioè
pensare tramite dei concetti partendo da
ciò che viene dall’esperienza: anche la
conoscenza intellettuale è una sintesi tra
forma (cioè il modo con cui ordina e
unifica) e la materia. Per noi pensare
significa ordinare cioè giudicare. Il
nostro pensiero opera formulando giudizi
che sono per Kant l’atto della mente. Se
vogliamo conoscere i concetti cioè qual è
il modo con cui conosce la nostra mente
noi dobbiamo andare a vedere quali sono i
giudizi cioè quali sono gli atti della
nostra mente: tavola dei giudizi divisa in
4 categorie :
1.Qualità (affermativa, negativa)
2.quantità (singolare, plurale universale)
3.relazione
4.modalità
Dalla tavola dei giudizi noi possiamo
desumere la tavola delle categorie.
Categoria (o concetto puro) à condizione
formale della conoscenza intellettuale
cioè il modo con cui noi ordiniamo e
unifichiamo la materia quando il nostro
intelletto opera spontaneamente.
Un giudizio ha a mente una categoria con
cui unifica qualche cosa: differenza tra
giudizi e categorie:
Giudizio: atto della mente
Categoria : strumento del conoscere, forma
Categoria + esperienza = giudizi
Per Kant fino a quando classifichiamo
giudizi e categorie siamo in un ambito di
logica formale: ci limitiamo a
classificare senza chiederci a cosa
applichiamo categorie e giudizi. Queste
tavole sono una sorta di grammatica del
cervello, come se facessimo una grammatica
generale di tutte le lingue, dopo di che
possiamo studiare come questa grammatica
venga applicata in ogni singola lingua.
Quando questi giudizi producono
conoscenza? Qual è l’uso corretto che
dobbiamo fare delle categorie?
Il problema più grosso viene affrontato
quando Kant si chiede questo, cioè quando
passa dalla logica formale a quella
trascendentale ed entra nel merito della
deduzione trascendentale: per produrre
conoscenza dipende a che oggetto si
applica il giudizio perché il giudizio può
anche portare a un sapere dogmatico cioè
che non produce conoscenza.
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