Neverstop.it Studenti in Movimento

| Convenzioni |  Staff Forum  |  My neverstop |   |  Bookmark  Contatti  |  Studenti in movimento sul sito 4


Torna nella Nostra Home

La Facoltà di Giurisprudenza


La Facoltà di Economia


La Facoltà di Lingue


La Facoltà di Scienze Politiche


La Facoltà di Farmacia


Le scuole Superiori







  Scuola --> Filosofia
 

                            KANT Critica del giudizio

Kant nella critica del giudizio studia le condizioni della vita sentimentale introducendo per primo una nuova facoltà dell’uomo oltre a intelletto e volontà: il sentimento. Il sentimento viene definito da Kant come l’aspetto irriducibilmente oggettivo che accompagna tutte le mie rappresentazioni: sentimento di piacere o di spiacere. Cosi come l’atto dell’intelletto è un giudizio anche l’atto del sentimento è un giudizio ma è un giudizio riflettente in quanto si limita a riflettere sugli oggetti gia determinati dall’intelletto. Questo giudizio deriva da un bisogno dell’uomo di trovare un accordo tra la libertà propria come soggetto morale e la causalità delle leggi di natura: deriva dalla situazione della finitudine dell’uomo. Questo accordo è proprio della facoltà del sentimento che si esprime attraverso un giudizio riflettente che quindi riflette su oggetti gia determinati e che quindi non ha alcun valore conoscitivo. Questo accordo può essere accolto in due modi:
• in maniera immediata cioè senza il tramite di altri concetti: giudizio estetico
• in maniera mediata cioè tramite il concetto di fine: giudizio teologico.
L’uomo essendo libero come soggetto morale ma appartenendo come realtà fenomenica alla causalità della natura cerca sentimentalmente un accordo tra le due cose. La facoltà del giudizio estetico è il gusto e il suo oggetto è il bello. Il giudizio estetico coglie il rapporto antitetico tra libertà e causalità in maniera immediata attraverso il sentimento di piacere che è costituito dal bello, ma questo piacere non è sensibile, è disinteressato cioè quando vediamo un bel quadro noi non vogliamo l’oggetto rappresentato nel quadro: è un piacere disinteressato al conseguimento di un oggetto. Non è un piacere sensibile: il bello è ciò che piace in maniera disinteressata e immediata, è il frutto di un giudizio riflettente il giudizio estetico non ha alcun valore conoscitivo: è un giudizio soggettivo, ma il fatto che sia soggettivo non implica che esso non aspiri a una qualche oggettività, cioè pur essendo soggettivo ha una sua soggettività in quanto comunicabile e una sua necessità nonostante sia soggettivo perché è il prodotto di una normale e sua intelligenza: siamo ancora in un campo illuministico in cui c’è una fiducia nel funzionamento medio generale dell’intelligenza dell’uomo. Simile al bello è il sublime che per Kant deriva dal rapporto tra l’uomo e la natura e viene distinto con sublime matematico e sublime dinamico, cioè è la trasformazione dello sgomento dell’uomo di fronte alla grandezza e alla potenza della natura: l’uomo ha di fronte alla natura un atteggiamento di paura che si trasforma in sublime quando si rende conto dell’accordo tra ciò che lui sente e la capacità che ha il suo intelletto di conoscere la natura anche se per gradi, per singole esperienze. La consapevolezza di ciò trasforma il sentimento di paura in sublime matematico. Quando l’uomo, di fronte alla potenza della natura, si rende conto della sua superiorità come essere morale, trasforma la paura in sublime dinamico. Kant affronta anche una deduzione, cioè la giustificazione della pretesa del giudizio estetico di essere oggettivo e necessario nonostante la sua irriducibile soggettività. La sua oggettività gli deriva dal fatto di essere comunicabile agli altri grazie al fatto di essere il prodotto di una sana e normale intelligenza. La giustificazione della necessità nonostante la soggettività del giudizio estetico sta nel fatto che questo giudizio segue le regole che segue un normale intelletto:
1. non avere pregiudizi
2. tieni conto dell’opinione altrui
3. sii coerente
Per Kant il bello è sia quello naturale che quello artificiale dell’arte ma per passare dalla natura all’oggetto artificiale occorre il genio, la disposizione naturale con cui la natura da ordine all’arte ed è il frutto di due facoltà:
• immaginazione: Spinta creativa: dipende il messaggio spirituale che l’oggetto d’arte ha in se
• intelletto: Ciò che ordina la spinta creativa: dà la stile

Il giudizio telologico non trova l’accordo tra causalità e libertà in maniera mediata, tramite il concetto di fine e deriva dai limiti dell’attività conoscitiva dell’uomo. L’uomo infatti agendo moralmente pensa di poter estendere il suo modo di agire anche nell’ambito della natura, cioè ritiene che esista nella natura un disegno finalistico che è spiegabile solo ammettendo l’esistenza di un essere necessario. Ciò non è impedimento all’attività conoscitiva se l’uomo è consapevole che questo suo giudizio non ha nessun valore conoscitivo, anzi deriva dai limiti dell’attività conoscitiva, infatti se l’uomo possedesse un intelletto capace di cogliere con un unico atto di esperienza tutte le cause che interagiscono nel mondo non avrebbe bisogno di nessuna spiegazione finalistica, perché avrebbe la spiegazione causale di tutti i fenomeni. Questo finalismo costituisce uno stimolo per estendere la conoscenza.

 



 

ImboGAMES Vendita Videogames Console Accessori. Sconto 5% sul preorder dei videogames Click Here

 

 

 







Link Giuridici


Link Università




Il Tuo Spondor qui? contattaci

| Disclaimer | Pubblicità | © copyright Neverstop.it  2001-2009  | Linkiamoci | Realizzazione  |

OkSpot.net - Pubblicita popunder