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                 KANT ANALITICA TRASCENDENTALE

Kant nell’ambito dell’analitica dopo aver giustificato nella deduzione l’uso delle categorie tramite l’io penso e quindi essersi occupato di quella che chiama l’analitica dei concetti, si addentra nell’analitica dei principi ritenuta una delle più importanti della critica alla ragion pura, in quanto Kant spiega il modo con cui le categorie vengono applicate alle intuizioni sensibili.
Problema: visto che le categorie dipendono dal nostro modo di conoscere valgono a priori mentre le intuizioni sensibili derivano dall’esperienza, come può avvenire l’applicazione delle prime alle seconde, com’è possibile sussumere sotto le categorie le intuizioni sensibili, cioè com’è possibile operare la sintesi tra forma a priori e materia sensibile? Per Kant ciò avviene tramite lo schema, cioè tramite il tempo (la schematizzazione del tempo), perché come già detto il tempo è la forma a priori fondamentale della conoscenza sensibile.
Se il tempo è la forma a priori delle intuizioni sensibili, le categorie (considerando il tempo da diversi punti di vista), influenzando il tempo, possono essere applicate alle intuizioni sensibili; il tempo è il tramite, il medium attraverso cui noi applichiamo le categorie alle intuizioni sensibili.
L’attività che produce questo schema del tempo è l’immaginazione produttiva , cioè la facoltà che produce lo schema, che non è un’immagine vera e propria ma è la pura possibilità dell’immagine (es.: lo schema del cane non è un qualsiasi cane, ma è una generica possibilità di immaginare un quadrupede). A ciascuna categoria corrisponde uno schema relativo al tempo, per esempio nella categoria della relazione lo schema corrispondente è la permanenza nel tempo, che mi permette di applicare la categoria della sostanza sempre nell’ambito della relazione la successione temporale irreversibile permette l’applicazione della categoria della causalità.
Lo schema non è un’immagine, è la pura possibilità di fornire un’immagine. A ogni categoria corrisponde una struttura di tipo temporale, questo spiega l’applicazione della matematica alla fisica, è la giustificazione della fisica intesa come studio della natura intesa come connessione causale di eventi. Questa applicazione alla fisica costituisce l’ultima parte dell’analitica dei principi, che è la giustificazione finale della fisica di Galileo e di Newton, Kant vuol dimostrare quale sono i meccanismi della nostra mente che ci permettono di vedere la natura come la vediamo, ma siccome i meccanismi sono uguali nella mente di tutti gli uomini, per noi la natura è un sapere oggettivo.
Dimostrato che è possibile l’applicazione delle categorie all’intuizione sensibile tramite lo schema, Kant passa a dimostrare l’applicabilità della matematica alla fisica; la possibilità di fondare la fisica come studio oggettivo dei fenomeni.
Ciò avviene attraverso la corrispondenza tra applicabilità matematica al fenomeno fisico; a ogni categoria corrispondono i principi del pensiero in generale: assiomi dell’intuizione, che permettono l’applicazione della matematica ai fenomeni fisici, perché questi corrispondono alla categoria della quantità; a noi una cosa appare come una successione, come numericamente possibile. Alla categoria della qualità corrispondono invece le anticipazioni della percezione, perché una volta fatta la percezione noi possiamo anticipare in generale che ogni percezione abbia un determinato grado di intensità.
Le analogie dell’esperienza riguardano la categoria della modalità, cioè la possibilità di estendere la relazione tra fatto e qualità, in generale, privo di contenuto.
Gli ultimi sono i principi del pensiero empirico in generale che riguardano la categoria della relazione e che ti permettono tramite lo schematismo di cogliere permanenza, relazione, simultaneità. Questi principi sono la giustificazione dell’applicazione della matematica alla realtà fisica; giustificano la fisica galileiana e newtoniana come saper oggettivo per quel che riguarda un intelletto finito come quello dell’uomo.
L’ultimo oggetto dell’analisi di Kant nell’analitica trascendentale è la considerazione del concetto di noumeno, cioè della cosa in sé, com’è intelleggibile di per sé. Kant si ferma a considerare noumeno perché per Kant dobbiamo spiegare perché questo concetto si ripropone continuamente alla mente dell’uomo; dato che si ripropone continuamente possiamo farne un uso?
Kant si chiede perché l’uomo tende sempre a superare il campo dell’esperienza e ad addentrarsi nel campo del noumeno, perché le categorie non dipendono dall’esperienza, ma sono il nostro modo di conoscere, valgono a priori; l’uomo nella sua attività spontanea tende ad applicarle anche ad oggetti che non appartengono al campo fenomenico. L’uomo cerca di trascendere il fenomeno; tensione dell’uomo nei confronti della metafisica. Su questo Kant non ha mai cambiato idea per quel che riguarda la funzione del noumeno nei confronti del fenomeno Kant dà due soluzioni nelle due edizioni.
Nella prima edizione della critica Kant definisce il noumeno come una X, cioè come un’incognita a cui noi non daremo mai soluzione; in conoscibile per noi, ma anche se è tale, è esistente, che sta dentro al fenomeno e di cui noi conosciamo solo il modo in cui ci si presenta; Kant ammettendo l’esistenza di un’incognita fa una concessione alla metafisica.
Nella seconda edizione Kant da una soluzione critica anche del noumeno definendolo come il limite negativo della nostra conoscenza, perché non sarà mai oggetto della nostra conoscenza, e ciò che per noi non è; la cosa è come appare a noi.

 

 

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