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La
tragedia
La tragedia assume queste caratteristiche:
viene a mancare sia un legame tra attori e
spettatori, sia un dio che s’impone e
detta le regole da seguire,
l'individualismo viene esasperato. Per
questi motivi la tragedia diviene uno
sfoggio di erudizione.
Abbiamo solo due
autori, Alessandro Etolo e Licofone,
famoso per la tragedia "Alessandra",
narrazione in 1400 versi di tutte le
profezie di Cassandra (quasi tutte
sbagliate). Riscontriamo anche nella
tragedia l'attenzione per personaggi
umili, quali servi e nutrici.
Menandro
Fu il principale esponente della commedia
nea, che stravolse completamente i canoni
della commedia arcaia e della commedia
mesa; per certi aspetti il suo concetto di
filanqropia, principale caratteristica
delle sue commedie, è confrontabile con l'humanitas
di Terenzio. Segnò la linea di
demarcazione fra la cultura del 1V° secolo
e l'ellenismo e ripose nell'uomo una
fiducia illimitata, rifiutando nel
contempo la religione ufficiale.
La filanqropia (simile all'humanitas
latina) è la principale caratteristica
della commedia di Menandro; il concetto di
filia non è nuovo nella letteratura greca
(basti pensare al fortissimo legame di
amicizia esistente tra Patroclo e Achille)
e riguardava un forte sentimento di unione
tra due persone che si riproponevano i
medesimi obiettivi. In Menandro la
filanqropia diventa un cercare di capirsi
con gli altri uomini, un sentimento di
amicizia non circoscritto a due persone ma
allargato a tutti gli uomini; e qui è
evidente il parallelismo con Terenzio
("homo sum: humanum nihil a me alienum
puto"). Mentre però Terenzio rivolge la
sua humanitas ad una ristretta élite di
persone, Menandro concepisce la
filanqropia rivolta a tutti- gli uomini
("com’è cosa gradita per l'uomo essere
uomo, qualora l'uomo sia veramente tale").
Tutti gli uomini sono uguali, sia il
nobile cittadino sia l'umile servo; quest’aspetto
anticipa l'uguaglianza promossa dal
Cristianesimo.
Le commedie menandree
ci presentano un uomo profondamente
complesso psicologicamente, specchio della
reale complessità esistente nel rapporto
tra uomo e natura. Tutti gli uomini sono
presenti nelle commedie di Menandro, con
una particolare attenzione all'uomo
borghese, il quale non può che comportarsi
in modo morale conformemente ai canoni
della cultura ellenistica. Questo dà
origine al perbenismo, tipica chiave di
lettura di tutte le commedie di Menandro.
In ogni situazione troviamo un
atteggiamento di ironico rispetto verso
gli altri, rispetto che spesso sottintende
una velata condanna ma che è
manifestazione del dovere di rientrare nei
canoni ellenistici, che prevedevano un
assoluto rispetto del modus vivendi
altrui. Perbenismo quindi sia nel nostro
significato positivo che negativo del
termine. L'uomo di Menandro, infatti, deve
rispettare i dettami della sua società
conservando sempre le apparenze. Ciò è
innovativo per la cultura greca. Questo
rispetto si traduce in un sorriso benevolo
nei confronti dell'agire umano (anziché
nel riso sguaiato di Aristofane, nelle cui
commedie l'unico punto di contatto tra
realtà e fantasia era rappresentato dalla
politica), con una serenità che esclude la
tristezza esacerbata e sfumando tutti i
sentimenti anche nelle situazioni in cui
la realtà spinge l'uomo alla tristezza. Lo
scavo psicologico dei personaggi (tropos)
è profondo ma non completo, a causa
appunto del perbenismo. Menandro ripone
nell'uomo una fiducia pressoché
illimitata, rifiutando la religione
ufficiale; egli vede un pericolo per
l'uomo nel fatto che esso dipenda troppo
da se stesso e dalla propria razionalità.
Questa visione, pur contraddetta dall'uso
di scrivere commedie, lo porta ad
introdurre il concetto di tuch, che limita
la possibilità dell'uomo di cambiare la
realtà, ma che non corrisponde ad una
divinità, poiché non guida l'uomo secondo
un andamento logico (nell'Ellenismo era
possibile dare ogni possibile risposta sul
divino). Questa limitatezza dell'agire
umano si rispecchia nel fatto che le
commedie contengono un susseguirsi di
azioni che s’incastrano tra loro, facendo
sì che non tutto dipenda dall'uomo e
consentendo allo stesso tempo lo scavo
psicologico. Le commedie di Menandro
finiscono tutte in maniera positiva, con
una certa contentezza per l'uomo. Questo
avviene per due motivi: la necessità di
rispettare le regole della commedia e la
fiducia estrema che Menandro ripone nella
bontà umana dell'uomo. A far sì che le sue
opere finiscano sempre bene provvede il
perbenismo, chiave di lettura di tutto
l'Ellenismo e tipico della borghesia del
tempo.
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